Cammini veloce nel mondo,
Col passo pesante
Del tuo corpo leggero,
Imponendo una complicità
Che non dev'essere ricambiata.
Mi catturi con una battuta
Per poi gettarmi in terra, offesa
Se ti rispondo a tono.
Il tuo eco è ovunque in nessun luogo
O dea delle piccole cose:
Nel ricordo di un profumo,
Nel dubbio di una parola,
Tra i silenzi di una risata.
Tuo il tempo, il modo, il luogo:
Dipende da chi t'accompagna
Il buongiorno, o un semplice sorriso.
A volte persino non mi conosci:
E' questione d'essereCavaliere o mendicante?
Ho tentato di correrti dietro
Per sempre, sirena:
Ma assente sarà sempre il tuo modo
Di esser presente.
Tu che per me sei il mondo,
Nemmeno lo sai.
E' il tuo esser divina
O l'umano capriccio
Di vestirti ogni giorno diversa?
Vorresti non esser mai la stessa
Ma poi scopri un pò il corpo,
E quell'unica costante
Ferma i miei occhi
Sui tuoi giochi d'amante.
O dea delle piccole cose,
I tuoi modi cambiano adesso
Ad ogni ancheggiare
E i tuoi modi di fare
Ti han fatto scordare
Che solo una volta
Puoi un uomo ammazzare.
E la mia assenza si fa presenza
Quando nascondi il tuo cuore
Dietro un unico tono di voce,
E se devi voltare lo sguardo quando m'incroci
E' perchè non puoi più scomparire.
Sei solo una delle piccole cose
Che non sono più mie.
venerdì 4 dicembre 2009
mercoledì 2 dicembre 2009
INCONGRUENZE AMBIENTALI
Mi fanno ridere gli ambientalisti à la page, quelli che lo fanno per moda, perchè fa tendenza. Che fanno le cose senza chiedersi neanche perchè lo fanno.Quelli che montano le cosiddette lampadine a risparmio energetico. Che non significa che, se le accendi, risparmi. In effetti, la denominazione corretta sarebbe lampadine a basso consumo. Consumano di meno rispetto a quelle a incandescenza. Ma se le monti su una lampada da tavolo, e poi la tieni accesa tutto il santo giorno nonostante sopra la testa tu abbia sei lampade al neon da 40W, dov'è il risparmio? Anche perchè, cosa c'è da vedere alla luce di 260W? Il monitor del PC?
Ma non è tanto questo il problema, quanto la stufetta alogena da 2000W che da due mesi (sur)riscalda l'ufficio delle mie gentili vicine d'ufficio. Che, per non sprecare neanche mezzo grado, da due mesi vivono in clausura nel loro ufficio/forno, che ad entrarci ti si liofilizzano gli occhi all'istante. Ora, io arrivo a capire tutto. E' pur vero che, in media, le donne sono più freddolose, anche se taluni esemplari dovrebbero girare con la lapide al posto della carta d'identità. Però, cazzo, se magari provaste a vestirvi? Un bel maglioncino al posto della camicetta bianca con la scollatura umbilicale? Un pantalone non dico di panno, ma in frescolana, al posto delle gonnelline di lycra? Se magari quei collant da 400 denari nei quali facevate i funghi quest'estate per non far "tremolare" le cosce, provate a metterveli d'inverno, invece delle calze a rete? Che magari sarebbe anche più piacevole vedervi, ogni tanto, con qualcosa di diverso dal costumino da Winx o dal solito tailleur preso a noleggio da Angelina Jolie...
Ma non è tanto questo il problema, quanto la stufetta alogena da 2000W che da due mesi (sur)riscalda l'ufficio delle mie gentili vicine d'ufficio. Che, per non sprecare neanche mezzo grado, da due mesi vivono in clausura nel loro ufficio/forno, che ad entrarci ti si liofilizzano gli occhi all'istante. Ora, io arrivo a capire tutto. E' pur vero che, in media, le donne sono più freddolose, anche se taluni esemplari dovrebbero girare con la lapide al posto della carta d'identità. Però, cazzo, se magari provaste a vestirvi? Un bel maglioncino al posto della camicetta bianca con la scollatura umbilicale? Un pantalone non dico di panno, ma in frescolana, al posto delle gonnelline di lycra? Se magari quei collant da 400 denari nei quali facevate i funghi quest'estate per non far "tremolare" le cosce, provate a metterveli d'inverno, invece delle calze a rete? Che magari sarebbe anche più piacevole vedervi, ogni tanto, con qualcosa di diverso dal costumino da Winx o dal solito tailleur preso a noleggio da Angelina Jolie...
giovedì 19 novembre 2009
LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE
Di questo libro di Mark Haddon mi hanno attratto a) lo splendido maglione del bambino in copertina, b) l'espressione stessa del bambino, che mi ha ricordato... me, in qualche modo (forse l'espressione così seria?)
Preso in mano la sera stessa in cui l'ho comprato, giusto per leggere qualche pagina "leggera" prima di andare a dormire, mi sono invece ritrovato a berlo tutto d'un fiato, fino alla sua non fine. Perchè un libro così non può finire.E' un libro non convenzionale. A partire dal titolo, tipico di un libro giallo, se non fosse che il protagonista odia il colore giallo, con l'eccezione dei libri gialli. Vorrebbe essere un giallo, ma un giallo non è. O forse sì? Forse, man mano che lo si legge, ci si ritrova proprio malgrado a cercare una soluzione al problema di Cristopher, una spiegazione al suo modo di ragionare.O, forse, non c'è una soluzione perchè non c'è il problema. Non c'è una spiegazione al suo non capire la differenza tra chi ride e chi piange, così come per me sarebbe impossibile risolvere (diciamo anche solo capirne la natura) i problemi matematici che per lui invece sono così semplici.Tutto, semplicemente, è, o non è. Non c'è un perchè, nella logica. E Cristopher, di logica, ne ha da vendere. La sua logica. La logica dell'autismo. Solo che il mondo non procede sempre secondo le leggi della logica. Le persone non sono quasi mai logiche. E lì Cristopher si inceppa, non riesce a proseguire, va in crash come un computer, resetta...C'è una certa... leggiadria che pervade tutto il libro. La stessa atmosfera che ho trovato in Forrest Gump e in Rain Man. Una sorta di leggerezza nel discorrere di cose che, di leggero, hanno ben poco. Una pacata serenità nel descrivere gioie e tristezze che dovrebbero gonfiare il cuore e l'anima, e invece no. L'autore ti priva di quella lacrima che ti permetterebbe di tirare un sospiro di sollievo e andare avanti. Eppure andare avanti devi, dentro di te qualcosa si ostina a volere capire, eppure capire non si può. Si può solo accettare. Ed è lì che il cervello si inceppa, non riesce a proseguire, va in crash come un computer, resetta. Proprio come Cristopher.E dire che basterebbe una lacrima. Una sola...
Preso in mano la sera stessa in cui l'ho comprato, giusto per leggere qualche pagina "leggera" prima di andare a dormire, mi sono invece ritrovato a berlo tutto d'un fiato, fino alla sua non fine. Perchè un libro così non può finire.E' un libro non convenzionale. A partire dal titolo, tipico di un libro giallo, se non fosse che il protagonista odia il colore giallo, con l'eccezione dei libri gialli. Vorrebbe essere un giallo, ma un giallo non è. O forse sì? Forse, man mano che lo si legge, ci si ritrova proprio malgrado a cercare una soluzione al problema di Cristopher, una spiegazione al suo modo di ragionare.O, forse, non c'è una soluzione perchè non c'è il problema. Non c'è una spiegazione al suo non capire la differenza tra chi ride e chi piange, così come per me sarebbe impossibile risolvere (diciamo anche solo capirne la natura) i problemi matematici che per lui invece sono così semplici.Tutto, semplicemente, è, o non è. Non c'è un perchè, nella logica. E Cristopher, di logica, ne ha da vendere. La sua logica. La logica dell'autismo. Solo che il mondo non procede sempre secondo le leggi della logica. Le persone non sono quasi mai logiche. E lì Cristopher si inceppa, non riesce a proseguire, va in crash come un computer, resetta...C'è una certa... leggiadria che pervade tutto il libro. La stessa atmosfera che ho trovato in Forrest Gump e in Rain Man. Una sorta di leggerezza nel discorrere di cose che, di leggero, hanno ben poco. Una pacata serenità nel descrivere gioie e tristezze che dovrebbero gonfiare il cuore e l'anima, e invece no. L'autore ti priva di quella lacrima che ti permetterebbe di tirare un sospiro di sollievo e andare avanti. Eppure andare avanti devi, dentro di te qualcosa si ostina a volere capire, eppure capire non si può. Si può solo accettare. Ed è lì che il cervello si inceppa, non riesce a proseguire, va in crash come un computer, resetta. Proprio come Cristopher.E dire che basterebbe una lacrima. Una sola...
mercoledì 14 ottobre 2009
UOMINI CHE ODIANO LE DONNE
E' buffo come un libro che si intitola "Uomini che odiano le donne" abbia come protagonista un uomo che, invece, le donne le ama tutte. Ma proprio tutte. Alla fine ti prende pure, se ti costringi a scivolare sulle prime duecento pagine.
E sei un patito di shopping, per cui trovi interessante che Kalle, prima di partire, entri nel negozio e compri: tre paia di mutande, cinque paia di calzini, due guanti, un berretto, una sciarpa, due maglioni (uno a righe e uno a losanghe), uno zaino, scarponi da neve...
E POI si tromba l'amante/collega/capo.
...
Ma cavolo, prima m'ammorbi con le liste della spesa, e quando finalmente c'è qualcosa da descrivere, vai con l'effetto dissolvenza?!?!?!?
...
Poi Kalle va in cartoleria e compra sei penne, tre matite, un righello, due gomme da cancellare di cui una Rotring e una Pelikan, la cartella dei Gormiti, il cestino per il pranzo delle Tartarughe Ninja, due grembiuli...
E si tromba la tardona.
...
Neanche ti dice dove! Sulla scrivania? Sulla moquette? Sono centocinquanta pagine che prendo appunti su come fare a trombarsi la ogni tipa sulla quale posi gli occhi, e non mi dici neanche dove?!?!?!?!?!?!?
...
Poi Kalle fa un salto in farmacia, prende una confezione di aspirina, una di Imodium, lo sciroppo per la tosse, il termometro, una scatola di cerotti, colluttorio, spazzolino, dentifricio, saponetta alla malva, shampo antiforfora, bagno doccia emolliente...
E si tromba la minorenne schizzopatica hacker-tatuata di squame peggio di un Visitor.
...
E tu lì che giri avanti e indietro, a pagina 462 Lizbeth gli si infila nel letto nuda, a pagina 463 lui prepara la colazione... Ma che si sono dimenticati di stampare una pagina?!?!?!?
...
A parte questo, alla fine la storia c'è, ed è anche carina, anche se io preferisco i gialli "attivi", quelli che sei stai attento l'indizio chiave lo becchi; invece in questo libro non hai scampo, l'indizio non c'è finchè non lo scopre Kalle, devi seguire passivamente la storia.
E c'è anche il lieto fine: il padre eremita in realtà si chiama Ciro, rifugiatosi fra i ghiacci per la chiusura invernale della sua pizzeria. Ma per l'occasione accende il forno a legna e si rimette a sfornare pizze, e tutti si stringono intorno al tavolo cantando "Kalle, Kalle, tromba Kalle Ka! Kalle, Kalle, tromba Kalle Ka! Finlandialì Finlandialà Finlandialì Finlandialaaaaaà Kalle Kalle Ka Finlandialì Finlandialà!"
(Perchè il finale di un giallo non si svela mai)
mercoledì 23 settembre 2009
INTIMO UOMO
E’ il primo giorno d’autunno, anche se il mondo non se n’è ancora accorto, ma gli shorts si sono allungati fino a diventare un paio di pantaloni di tela nero stone con l’orlo che finisce sempre sotto i talloni nudi, e la pelle che si veste della polvere da sparo di una maglietta di cotone col collo a V.
E la casa stretta intorno a me come un plaid. Con Mucca in vacanza per una settimana, una casa un po’ meno profumata, forse: un po’ più maschia, sicuramente, col suo profumo di caffè americano che mi accoglie già sulle scale, ancora prima di rientrare dalla passeggiata con Mina, e che si mischia con la leggera eco di curry della cena. Col letto sfatto per metà e un frigo senza compromessi, l’accappatoio ancora umido di doccia e i gatti che riempiono i silenzi degli angoli.
E la casa stretta intorno a me come un plaid. Con Mucca in vacanza per una settimana, una casa un po’ meno profumata, forse: un po’ più maschia, sicuramente, col suo profumo di caffè americano che mi accoglie già sulle scale, ancora prima di rientrare dalla passeggiata con Mina, e che si mischia con la leggera eco di curry della cena. Col letto sfatto per metà e un frigo senza compromessi, l’accappatoio ancora umido di doccia e i gatti che riempiono i silenzi degli angoli.
martedì 1 settembre 2009
E SE...
Ultima notte di sesso notturno con Mucca su questo letto claudicante, approfittando della prolungata assenza estiva del vicino di sotto.
Nella perfetta nullità del buio, non c'è motivo per cui io debba pensare ad altro che ai suoi fianchi sotto le mie dita.E invece, mentre i miei movimenti si fanno incostanti, disordinati, da qualche parte nel mio subconscio, eterno bastian contrario, si accende una fiammella.
"E se rimane incintauahauaahhaahh...ahhh...?"
Affido la domanda al suo ventre; la risposta, invece, continua a gironzolarmi nel cranio per buona parte della notte, in un dormiveglia evolutivo che inizia dall'immaginarmi tutto lacrime e moccio con questa "cosina" appena nata tra le braccia, all'impegnarmi con una dichiarazione di intenti verso il mio dio a smettere di fumare qualora Mucca risulti essere effettivamente incinta, al dove trovare i soldi per comprare il motorino a questa mia figlia sedicenne...
Chissà se glielo direi, a mia figlia?
"Papà, come sono nata?"
"Con un cucchiaio."
"Dai, papà, sii serio!"
"Appunto. Il cucchiaio. Posizione 18 del Kamasutra."
giovedì 20 agosto 2009
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